Quando Patteggiare conviene

Un assistito, veniva tratto a giudizio direttissimo post arresto in flagranza con la formulazione da parte del P.M. del seguente capo d’incolpazione:

- capo A) art. 337 co. 1 e 2 c.p. (resistenza aggravata a P.U.)

- capo B) artt. 61 n. 2 e 583 quater c.p. (lesioni personali aggravate)

La Procura della Repubblica chiedeva, dopo la convalida dell’arresto, l’applicazione della misura cautelare della custodia in carcere.

La difesa (Avv. Zerrillo), già nella discussione attinente alla richiesta misura cautelare, evidenziava che non sussistessero gravi indizi di colpevolezza in riferimento al capo B) d’incolpazione, non essendo presente a fascicolo alcun referto medico comprovante la malattia patita dal P.U.

Il Giudice, nell’applicare la misura dell’obbligo di presentazione alla P.G., motivava anche confermando quanto sostenuto dalla difesa, chiedendo se quest’ultima volesse termine ovvero se si potesse già definire il procedimento.

La Procura riferiva che l’operatore di P.G. leso si sarebbe recato nel pomeriggio in Ospedale al fine di far certificare la lesione patita; per tale motivo, la difesa formulava istanza di applicazione pena. Istanza che avrebbe dovuto necessariamente prevedere la preventiva riformulazione del capo d’imputazione con l’esclusione del capo B) [assenza referto medico -> da art. 582 c.p. ad art. 581 c.p. (percosse); ex art. 581 co. 2 c.p., la disposizione non si applica ove la legge considera la violenza come elemento costitutivo o come circostanza aggravante di un altro reato [l’art. 337 c.p. (capo A) prevede detto elemento] -> il capo B (art. 581 c.p.) si ritiene assorbito nel capo A.

Applicazione pena accordata.

In questo caso, scegliere di “patteggiare” immediatamente ha permesso di anticipare ed evitare la produzione da parte del P.M. della prova del reato di cui al capo B) e, quindi, conseguire il miglior risultato possibile per l’assistito.

Infatti, ove si fosse chiesto termine a difesa e atteso la successiva udienza, la Procura avrebbe prodotto il referto medico e l’imputazione avrebbe a buon diritto incluso anche il capo B (lesioni personali aggravate), con un esito processuale sicuramente peggiore pure a fronte di un giudizio abbreviato, vista la fondatezza delle accuse mosse all’assistito.

“Patteggiare” ovviamente non piace ad un penalista perché sembra la rinuncia al diritto difensivo ma un avvocato non deve mai trascurare l’interesse del proprio assistito prediligendo l’ego; al contrario, ove rinunciare a difendersi comporti il conseguimento del miglior risultato possibile, allora rinunciare a difendere diviene la miglior difesa.

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